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Mercoledì all'Università
giornata di riflessione sui rapporti tra cristiani ed ebrei
Chiesa ed Israele
Una prospettiva russo-ortodossa
In occasione della giornata dedicata dalla CEI alla riflessione sulla relazione Chiesa-Israele il 17 gennaio la FTER e l'ISSR Santi Vitale e Agricola di Bologna hanno promosso una sessione di studio in collaborazione con il CUC-San Sigismondo e con la Chiesa Evangelica Metodista di Bologna e con il SAE. Questo tipo di incontri è curato da un gruppo di lavoro, attivo da una decina di anni presso le stesse istituzioni accademiche, dedito all'approfondimento delle diverse tematiche connesse non solo al dialogo ebraico-cristiano, ma soprattutto alla grande questione (evidentemente irrisolta, se si considerano i ricorrenti intoppi come nel caso del recentissimo testo per il vecchio Missale Romanum) della dismissione delle secolari posizioni antigiudaiche e sostituzioniste solennemente dichiarata. Nella sessione di quest'anno è stato possibile ascoltare il padre Vladimir Zelinsky, dell'Esarcato Russo del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e docente di Lingua e Civiltà Russa presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nella sede bresciana, primo firmatario e promotore di una dichiarazione di personalità del mondo ortodosso, pubblicata nella primavera scorsa a Gerusalemme a proposito del rapporto Chiesa-Israele: Riconoscere Cristo nel suo popolo. Gerusalemme, 20-24 aprile 2007. Per ragioni storiche ben note, il mondo ortodosso non ha potuto partecipare al rapido movimento di revisione delle posizioni cristiane verso Israele che le chiese occidentali (cattolica e protestanti) nello loro istanze più importanti - si pensi al Concilio Vaticano II per la chiesa cattolica - hanno intrapreso a partire dal primo dopoguerra. In occidente la percezione della Shoah ha potuto produrre una profonda conoscenza della dinamica devastante dell'antigiudaismo, e ha visto le chiese spesso all'avanguardia in questa operazione di rinnovata e penitente autocoscienza. In Europa orientale e in Medio oriente, per la violenza del contesto politico e per la potenza di lasciti culturali non sottoposti a critica, non si dà a volte nemmeno un'iniziale conoscenza storica, nonostante la scomparsa pressochè totale di comunità ebraiche di grande rilievo e in presenza di tracce importantissime di intrecci culturali in cui la tradizione ebraica è stata attiva per secoli. Il peso della divisione fra i blocchi da un lato e quello della secolare identificazione fra chiesa e nazione in Europa orientale, in URSS prima e nella Federazione Russa ora, rendono ancora estremamente problematica per quella tradizione ecclesiale la presa di coscienza della ebraicità di Gesù e della chiesa nascente, quindi della natura spuria e teologicamente insostenibile dell'antigiudaismo cristiano. Le stesse chiese d'occidente, del resto, se hanno ormai acquisito alcuni punti decisivi, stentano a procedere verso una sintesi teologica e ecclesiologica. Il professor Zelinsky ha illustrato con un appassionato intervento l'esigenza che il documento di Gerusalemme attesta e le questioni tipiche che la tradizione ortodossa deve affrontare rispetto a quelle delle chiese d'occidente. Il dialogo ecumenico è stato attivato dagli interventi di Piero Stefani, ebraista cattolico, e di Guido Armellini, pedagogista protestante, che hanno messo in rilievo problematiche comuni e punti in sospeso per tutti, di fronte a un pubblico tanto vasto quanto partecipe.
Giandomenico Cova


