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  • Anno Sociale 2006 - 2007
Mar, 07/11/2006

I Martedì di San Domenico

Cittadini si diventa

Convivenza civile fra appartenenze e identità

 

Gregorio Arena, che insegna Diritto Amministrativo a Trento ed è presidente di CittadinanzAttiva, rileva come da circa due secoli, in Europa Occidentale, il "paradigma bipolare" (i cittadini si occupano di sé, del'interesse pubblico si fa carico l'amministrazione pubblica) sia stato a tal punto assimilato da far ritenere sospetto qualsiasi cittadino che non si limiti a una posizione passiva o addirittura difensiva nei confronti dell'amministrazione. Nel 2001, in Italia, con una modifica del titolo V della Costituzione, si è avviata una piccola rivoluzione, poiché si prevede di favorire le autonome iniziative di cittadini o gruppi di cittadini che abbiano per oggetto la cura dei beni comuni. Si riconosce dunque la figura del cittadino attivo, che non è un "volontario" bensì una persona autonoma e responsabile che occasionalmente fa qualcosa di interesse generale. Il punto è che nelle società moderne esistono dei "problemi di sistema" (esempio: lo smaltimento rifiuti) che non possono essere risolti semplicemente con imposizioni e sanzioni. La risposta è appunto una forma di "libertà solidale", diretta a soddisfare - oltre che le proprie - anche le esigenze della collettività, dove quindi è finalmente possibile e auspicabile un'alleanza fra soggetti pubblici e soggetti privati - un modo, tra l'altro, per far respirare meglio la nostra democrazia.
Roberto Riguzzi, assessore all'ambiente per la Provincia di Forlì-Cesena, confronta l'attuale esperienza di amministratore con la passata militanza nei Comitati ambientalisti e individua pregi e difetti della forma-Comitato (che di norma fiorisce quasi spontaneamente là dove si progettano interventi per il bene pubblico con svantaggio per una minoranza). Pregi: trasversalità politica, dialogo diretto con le Amministrazioni. Difetti: percezione del cittadino (che tende ad autoassolversi, e cioè a rimuovere il rischio da lui stesso generato e a puntare invece il dito contro altri rischi), leadership all'interno dei Comitati (con una sorta di protagonismo forzato, non funzionale), difficoltà di linguaggio (spesso i tecnici delle Pubbliche Amministrazioni sono ritenuti inaffidabili a priori). Sta di fatto che lo strumento della concertazione non è efficace come in passato, perché sempre più spesso si finisce per prediligere una scelta condivisa a dispetto di una scelta necessaria. Ciò non toglie che la forma-Comitato rappresenti comunque una risorsa, una componente vitale della partecipazione democratica.
Virginiangelo Marabini, già parlamentare e oggi Vice Presidente della Fondazione CaRisBo, nota che il continuo sforzo di diventare cittadini bravi (e possibilmente buoni) si sviluppa in un contesto di profondi cambiamenti: il mondo è diventato piccolo, un uragano umano ed economico investe le nostre terre, e i cittadini pensanti non possono ignorare tale fenomeno. I problemi di convivenza con persone provenienti da altre culture sono indiscutibili (e anche Bologna, città sempre più fragile e incerta, lo dimostra), ma noi a volte difettiamo nell'accoglienza e a volte pretendiamo ciò che noi stessi trascuriamo (il rispetto delle regole). Per fortuna la lungimiranza dei nostri Padri Costituenti ci aiuta a definire "appartenenza" e "identità" (in particolare gli artt. 2, 3, 8, 19), il che dovrebbe spingerci a un cauto ottimismo, alla speranza (anche e soprattutto cristiana) di accogliere tutti nella convivenza cercando di non perdere la nostra strada maestra.
Ad alcuni intervenuti che denunciano incomprensioni, incompatibilità, costumi e mentalità contrapposte etc., risponde infine Arena, invitando a considerare sempre come tutte le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità. Occorre rovesciare il proprio punto di vista e disporsi a una collaborazione che non è un arrendersi ma un impegnarsi. Di fronte ai problemi immediati e alla nostra portata, infatti, noi dobbiamo essere degli utopisti attivi, assumerci la responsabilità e smettere di delegare. Cominceremo così a ridare all'Italia quella "missione", quell'obiettivo comune che manca da troppo tempo.

 

Partecipanti: 

Arena Gregorio
Marabini Virginiangelo
Riguzzi Roberto

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