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  • I Martedì di San Domenico
Mar, 17/05/2011

Ora evento: 

21

Corruzione

  

È una grande montagna che a guardarla da lontano incute paura, ma quando si prova ad avvicinarla essa invita a salire i suoi intriganti sentieri: con questa suggestiva immagine p. Bertuzzi ha introdotto il tema della serata de “I Martedì di San Domenico” dedicata alla corruzione. Tema quanto mai attuale, la corruzione resta qualcosa di impalpabile. Specchio dei tempi, è stata oggetto di un’accurata indagine da parte del primo dei relatori della serata, Marco Vitale, presidente del Fondo italiano di investimento, che l’ha definita “un male incancellabile”. Alcune società, come quella degli Stati Uniti d’America, si difendono considerandolo tout court lesivo a tutti i livelli. E noi? Nel nostro paese sembra quasi che la corruzione sia una sorta di Instrumentum Regni, e questo è un fatto politico su cui riflettere. In realtà il fenomeno della corruzione ha una serie di contraccolpi da cui è difficile uscirne fuori una volta innescato quel circolo vizioso che va a intaccare il nostro stesso benessere. Se diventiamo meno competitivi, infatti, anche i rapporti sociali in cui viviamo sono a loro volta scossi; e la sfiducia indebolisce il nostro agire. Solo “l’arma” della carità può far diga all’avanzare dell’onda lunga del fenomeno, che nella rassegnazione, nella distruzione del mercato, nella presenza silenziosa ma agguerrita della criminalità organizzata – si pensi all’infiltrazione della ‘ndrangheta in Lombardia −, trova la sua forza per disarticolare la democrazia, dunque la libertà. Infatti il solo approdo possibile della prospettiva di un corrotto è, di fatto, pensare: “ho preso i voti, dunque posso”.
Ha poi preso la parola Vito Zincani, magistrato, il quale ha esordito mostrando come l’Italia abbia uno dei tassi di corruzione più elevati al mondo (in questa classifica siamo preceduti solo dalla Grecia). Benché estese aree della pubblica amministrazione siano preda di fenomeni di inquinamento (è in atto un sistema pervasivo che va dagli appalti ai concorsi) c’è però uno spiraglio di luce: la corruzione per sua natura crea inefficienza, finendo per divorare se stessa.
Anche Stefano Zamagni, docente di economia all’Università di Bologna, ha mostrato come la corruzione distrugga il capitale sociale, proprio perché offusca la trasparenza che deve intercorrere tra il cittadino e l’istituzione, e aumenta il tasso di disuguaglianza. Ma, dato ancor più devastante, dal fenomeno della corruzione si genera un livello di incertezza che impedisce di innalzare quello della produttività. Che fare? Innanzitutto educare: se l’educazione manca i giovani sono i più esposti; decidere poi di riformare la pubblica amministrazione in modo che il suo costo non strangoli l’imprenditore; riscoprire da ultimo l’importanza dei corpi intermedi come paratie costitutive per perseguire il bene comune; tenere, però, presente che è solo la qualità delle leggi a determinare la legalità. Forse, per Zamagni, una riscoperta si impone, quella di Giacinto Dragonetti che con il suo Delle virtù e dei premi del 1766 proponeva una legge, mai attuata, che premiasse la virtù civilmente definita.

 

 

Partecipanti: 

Vitale Marco
Zamagni Stefano
Zincani Vito
Bertuzzi Giovanni

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