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Mercoledì all'Università
Genitori ad ogni costo?
Il desiderio di un figlio tra l'uomo e il laboratorio
Luciano Moia, giornalista di Avvenire, riferisce di alcune telefonate alla redazione di "Noi genitori e figli" che testimoniano la facilità con cui si può adottare illegalmente un figlio: contatto faccendiere di Kiev, viaggio a orfanatrofio ucraino, scelta bambino, documenti falsi ma validi (casi simili per Brasile e altre zone). L'unico ostacolo sono i soldi: occorrono circa 100.000 euro per un'adozione internazionale illegale (10/15.000 per una legale). D'altronde in Italia le richieste di adozione sono 28.000 e i bambini adottabili circa 10.000. Dunque esiste un mercato delle adozioni e si considera inevitabile acquistare un bambino. La società del "vietato vietare", dove anche un figlio sembra essere un diritto, concepisce la genitorialità come funzionale al benessere psicofisico della coppia. Siamo immersi in un gigantesco centro commerciale dove anche i valori fondamentali sono allineati sugli scaffali. E invece un figlio merita di nascere da un atto di amore, e cioè da un atto gratuito. Essere genitori a tutti i costi implica quindi, al di là delle apparenze, un sostanziale disprezzo della vita. Ma per fortuna c'è - sempre più diffusa - la voglia di vivere autenticamente, di difendere la vita dal concepimento fino alla conclusione naturale. Occorre dunque un grande lavoro di sensibilizzazione che abbia come obiettivo primario il rispetto della vita ad ogni costo.
Daniela Ercoles, che fa parte dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, racconta la propria esperienza di affido (dal 1997) come una scelta di vocazione, l'idea condivisa con il marito di dar vita a una famiglia allargata e operosa. L'affidamento - al contrario dell'adozione - è una situazione temporanea, in cui la gratuità del gesto d'amore coinvolge tutta la famiglia (compresi i figli naturali). Essere genitori senza sostituirsi ai veri genitori è la difficile impresa (in particolare, il momento del distacco comporta sofferenza, e poi nostalgia), che però ha l'enorme pregio di rovesciare la prospettiva: non genitori ad ogni costo ma dare ad ogni costo una famiglia a un bambino che ne è privo.
Eleonora Porcu, da tempo specialista-ricercatrice nel campo della riproduzione umana (in particolare presso l'Ospedale Sant'Orsola-Malpighi), spiega come solo di recente la medicina abbia approfondito la conoscenza dell'apparato riproduttivo umano e dei modi di intervento su di esso dall'esterno, tant'è che molte acquisizioni tecniche provengono dai colleghi veterinari. Nonostante i progressi recenti e i successi della fecondazione in vitro, rimane comunque il fatto che in molte coppie sterili non si è in grado di fare una diagnosi certa. La nostra specie è di per sé poco fertile (30% massimo contro il 100% di cani, gatti conigli) e il rimedio di moda oggi (selezione degli embrioni in laboratorio per aumentare la percentuale di gravidanza) non è uno strumento scientificamente corretto in quanto terapia. Ne vale dunque la pena? In assenza di convinzioni chiare e condivise da tutti, è impossibile tracciare un confine netto nel processo articolato e concatenato della gravidanza. Corretto dunque sarebbe - nel dubbio - non procedere ad attività lesive dell'embrione (non per sentimentalismo, ma per un semplice dato oggettivo). La formula dunque cui si consacrano i medici ("in scienza e coscienza") è più che mai valida nel campo della riproduzione, dove le aspettative di chi ti sta di fronte sono enormi. Il desiderio di un bambino è qualcosa che ti morde dentro e a un certo punto ti fa perdere il senso delle proporzioni. Approfittare di queste persone disposte a tutto è facile. La generale tendenza a vedere il figlio come proprietà/proiezione di sé e dunque come diritto e in definitiva come "strumento" è il vero scandalo, più delle pur ridicole mamme sessantenni. La proliferazione della fecondazione selvaggia deriva da qualcosa che alligna nella nostra mentalità. Il figlio è invece qualcosa che s'incontra. Essere disposti a rinunciare a un figlio (senza morire dentro, senza morire come coppia, senza sfasciarsi) significa essere genitori con capacità di possesso verginale. Medicalmente, conviene semmai costruire una trama di "scuole di fertilità" (per possedere una maggiore consapevolezza della propria funzione riproduttiva, senza dover manipolarla dall'esterno). La vera libertà è dunque fare un passo indietro: cercare il bambino, ma con lo spirito dell'incontro e non dell'impossessamento. E nel contempo avvalorare concretamente il significato della maternità e contestualizzarlo (rendendo centrale e portante il ruolo della maternità), per evitare le recenti mostruosità Usa, in cui le donne in carriera congelano i loro ovociti (finché sono giovani) per utilizzarli più avanti, a carriera consolidata.


