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  • Anno Sociale 2003 - 2004
Mer, 21/01/2004

Mercoledì all'Università

in collaborazione con Centro Universitario Cattolico San Sigismondo

in occasione della Settimana ecumenica

 

I Cristiani divisi

Nostalgia e compito dell'unità

 

Altri autori

Roberto Bottazzi, Dionisio Papavassiliou, Francesco Pieri, Paolo Serra Zanetti

 

Luogo dell'evento

Aula Pietro Barilla, Bologna

 

Prima assoluta di "Mercoledì all'Università", ciclo di incontri voluto e realizzato dal Centro Universitario Cattolico San Sigismondo in collaborazione con il Centro San Domenico, per portare nel cuore della cittadella universitaria l'esperienza dei "Martedì" e ivi trasformarla a poco a poco in un'occasione di elaborazione e di confronto culturale con le giovani generazioni.
Introdotto da una partecipata prolusione di Pier Ugo Calzolari, Magnifico Rettore, che vede nell'iniziativa un contributo al cammino intrapreso dall'Università per recuperare il proprio compito "alto" (ovvero iniettare nella società una cultura che oltrepassi l'hic et nunc difendendo il principio dell'autonomia della coscienza e la problematizzazione della realtà), e dall'affettuoso saluto di Valeria Cicala, Presidente CSD, l'incontro di apertura ospita esponenti di tre diverse confessioni, chiamati a esprimere i loro saperi e sentimenti da Francesco Pieri, direttore del San Sigismondo, a partire da un'amara constatazione: noi abbiamo ereditato dalla Storia una cristianità spezzata.
Dionisio Papavassiliou, Archimandrita della Chiesa greco-ortodossa di Bologna, cita San Cirillo di Alessandria: "È perché tendiamo all'unità con Dio e tra noi che siamo stati mescolati insieme" e indica negli Orientali (che non hanno conosciuto rotture e scismi interni come gli Occidentali) la possibilità di convergenze inattese, nel segno di una Chiesa come corpo mistico di Cristo (che nel tempo è stato diviso) e di una salvezza originariamente percepita come processo di riunificazione. Ciò non toglie che il tradizionalismo e conservatorismo confessionale (per molti ortodossi ecumenismo=eresia) può costituire un ostacolo all'auspicato convergere di tutti i Cristiani.
Roberto Bottazzi, coordinatore della Facoltà valdese di Teologia a Roma, propone invece una formula alternativa (la diversità come compito dell'unità, senza nostalgie) e motiva tale "provocazione" facendo notare come già nel Nuovo Testamento, e quindi fin dall'origine, la diversità sia fattore fondante dei primi movimenti cristiani (quattro i vangeli, non un modello di Chiesa, luogo-sede della fede l'individuo). L'unità non c'è mai stata ma è proattiva, un compito di prospettiva. Non bisogna quindi risalire all'epoca d'oro dell'unità ma alla verità personale dell'origine, perché la fede è la possibilità di vivere fuori dal procedimento dell'omologazione, al di là di ogni possibile categoria. L'ecumenismo di base è già una realtà inafferrabile e inarrestabile, molto più "avanti" delle posizioni delle Chiese ufficiali.
Paolo Serra Zanetti, sacerdote e docente all'Università di Bologna, sottolinea che le letture del messaggio cristiano furono fin dall'inizio varie ma non necessariamente contrappositive e che l'idea paolina di una traditio (in cui Gesù consegna il suo messaggio e si consegna alla memoria) sembra confermare il motivo di una continuità di missione. Certo, le resistenze di Roma nei confronti delle proposte ecumeniche nell'ultimo secolo e mezzo sono innegabili, ma l'apertura di Paolo VI e le inattese sorprese da parte dell'attuale pontefice (che parla di "insondabile ricchezza della verità") sono forse il segno di una nuova epoca. Si può essere non completamente uniti dottrinalmente, ma se si riesce a fare qualcosa nel segno dell'amore, si è già molto avanti. Più che mai significativo è dunque l'invito del vescovo cattolico di Basilea (ricordato in conclusione da Pieri): non si tratta in primo luogo di cercare la conversione degli altri, ma la propria conversione in Cristo.

 

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