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I Martedì di San Domenico
Il nostro futuro tra realismo e speranza
A tre anni dal suo ultimo intervento a un "Martedì" (era il 10 febbraio 2009), il prof. Romano Prodi è tornato in San Domenico per parlare nuovamente di "crisi": economica e politica. "Ma allora il baricentro era negli Stati Uniti, oggi si è spostato in Europa", ha esordito con la consueta chiarezza,"con l'Italia a rappresentare una delle aree di maggiore sofferenza". Dal punto di vista politico, i correttivi su cui riflettevamo allora, come la regolamentazione dei mercati finanziari o la separazione tra banche d'affari e istituti di credito ordinario, non sono stati applicati. Anzi, "nei mercati è ulteriormente aumentata la componente dell'automatismo, così che, a fronte di determinati eventi, le vendite o gli acquisti scattano in modo automatico, amplificando in modo impressionante gli effetti di qualunque decisione". E d'altra parte la crisi non discende solo dal permanere del disordine nei mercati finanziari, bensì "prepara e accelera un imprevedibile cambiamento nei rapporti di forza a livello mondiale", a favore del gruppo detto BRICS [Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica] e a sfavore di USA ed europa, paesi all'interno dei quali cresce, in parallelo, la sfiducia del popolo verso i propri governanti, mentre diminuisce la possibilità reale di un cambiamento politico: prevalgono i fattori che obbligano a una convergenza politica, come anche in Italia stiamo sperimentando molto chiaramente, e ciò riduce oggettivamente gli spazi della democrazia. Si può parlare di una "crisi di governabilità". Del resto, è proprio la debolezza politica dell'Europa, secondo Prodi, che ha permesso che la crisi attraversasse l'Atlantico: il dollaro gode pur sempre del privilegio di rappresentare la riserva di ultima istanza della finanza mondiale, mentre la Banca centrale USA può coordinare la difesa finanziaria con molti più strumenti di quella europea. Nell''UE, invece, il processo di integrazione si è arrestato e le decisioni che sono seguite da allora sono sempre state inferiori alle necessità e prese in ritardo. Manca infatti una leadership sufficientemente coesa, a causa della rottura dell'equilibrio franco-tedesco - che aveva retto per due generazioni - a favore della Germania, che economicamente oggi è molto più forte. Ecco che solo "una fortissima coscienza delle difficoltà e un altrettanto forte volontà di coesione" possono farci uscire da queste difficoltà. Ma "dobbiamo superare questo senso di una politica e di una società esauste,, senza leadership a causa dell'irrigidimento delle strutture sociali e del processo democratico", ha concluso il prof. Prodi.. Dobbiamo "riportare più giustizia nella distribuzione del reddito,, più equità nella richiesta di sacrifici"; e dobbiamo "tornare alla politica come perseguimento degli interessi generali". Ma soprattutto dobbiamo "sfuggire alla tentazione che un sistema semiautoritario sia più adatto di uno democratico a far fronte all'attuale situazione di crisi".


