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I Martedì di San Domenico
Il nostro tempo: paura della paura
Gino Zucchini, psicanalista, e Roberto Escobar, filosofo politico dell'Università Statale di Milano, concordano nell'elogiare la paura. Ma di che cosa si tratta?
Zucchini la definisce come "un sentimento di allerta di fronte a pericoli reali, con lo scopo di usare al meglio l'attenzione e la volontà per cercare di eluderli". E' un sentimento democratico, che ha tutti i colori dell'arcobaleno e che convive con la speranza. Non è così l'angoscia, che ha invece un carattere totalitario ed è un nero. Non è una paura esagerata, ma un'altra sostanza psichica, che ha un fascino, come ci ricorda il dio greco e latino Pan. Non è un paradosso. L'essere umano vive all'interno di una contraddizione, ossia la constatazione della sua mortalità e nello steso tempo l'aspirazione all'eternità, all'onnipotenza, alla perfezione. Così, l'angoscia ci imbroglia, facendoci credere che possiamo eliminarla usando la tecnologia che abbiamo a disposizione in modo distruttivo. Il richiamo è alla tragedia dell'11 settembre 2001. Le torri gemelle sono l'immagine dell'America e poterle decapitare crea nei terroristi la sensazione di onnipotenza. L'augurio di Zucchini è che "dentro l'animo di ciascuno di noi, di ogni popolo, si animi il coraggio di aver paura, che consente la critica pratica (o la pratica critica) del terrore e del terrorismo".
Escobar illustra la parola chiave della serata come percezione del disordine: "E' una situazione, niente di definibile. E' ciò in cui mi trovo, o, meglio, in cui mi perdo". La paura è sentirsi in prossimità del limite, oltre il quale ci immaginiamo la negazione del nostro mondo. Quanto più la sperimentiamo, dunque, tanto più apprezziamo la nostra casa. E lì ci sentiamo al sicuro, perché abbiamo costruito un mondo a nostra misura e abbiamo portato il "significato", che ci differenza dal "niente" dell'esterno. Abbiamo dato vita, in quanto uomini, alla cultura. Quando ci sentiamo protetti, emerge la curiosità, che ci induce a guardare fuori e a spostare i confini. E' il punto massimo della libertà, poiché in quel momento possiamo permetterci di rischiare. La paura si può anche aumentare in modo artificiale. Ma in questo caso ci sentiamo terrorizzati. Si mette in moto il proceso della "macchina della paura", che gli uomini politici sfruttano per costruirsi la propria carriera politica e che porta a scontrarci con gli abitanti di un'altra casa. In questa situazione, noi ci affidiamo all'uomo forte per essere difesi contro un nemico monolitico, ci rintaniamo nel buio della nostra casa per combattere contro il buio di un'altra casa, in un compattamento totalitario. Conclude Escobar: "Dobbiamo liberarci dalla paura artificialmente prodotta per difendere la nostra vita e quella degli altri".


