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I Martedì di San Domenico
Il pallone sgonfiato
Calcio, tv, recessione
Introdotti da Gabriele Falciasecca, che ricorda come il calcio, in quanto formidabile creatore di modelli di comportamento, può anche essere oggetto di una riflessione e di una discussione non solo subordinate al tema del giorno, intervengono alcuni dei massimi protagonisti della scena sportiva italiana, tutti chiamati a formulare una diagnosi sulla "malattia" del calcio e a proporre possibile rimedi.
Luciano Moggi, General Manager Juventus F.C., distingue due problemi di fondo: uno di immagine, ovvero di un'aura di cui soprattutto i media avvolgono il calcio, facendolo ritenere qualcosa di straordinario, mentre non sempre lo è; un altro di natura economica, poiché il calcio è ormai una macchina da revisionare, una macchina che va in retromarcia in maniera un po' scomposta. Occorre un'amministrazione oculata unita a un po' di coraggio, un po' di fantasia, e cita il caso della cessione di Zidane, osteggiata da critica e tifosi, che non ha impedito alla Juve di vincere un nuovo scudetto.
Giuseppe Gazzoni Frascara dichiara ufficialmente chiusa l'epoca dei Presidenti-mecenati, ma rileva un dato impressionante: nel giro di pochi anni, un gruppo di imprenditori, quali sono o dovrebbero essere i Presidenti delle Società di calcio, è riuscito a creare un deficit complessivo di 3000 miliardi di lire. Il rischio dietro l'angolo è che i casi-Fiorentina si moltiplichino. Forse la voce meno logica e più condizionante è la delibera che obbliga i club di serie A a un esborso annuale di 200 miliardi di lire in favore dei club di serie B. Nell'attuale caos non è ancora maturo il momento di fare una proposta seria, ma un paio di cose sono evidenti: la carenza degli stadi italiani, che vanno ristrutturati e ripensati, e la necessità di valorizzare economicamente il "marchio" e non solo la squadra che va in campo.
Paolo Francia, Direttore Rai Sport, parte da un vecchio proverbio western: "quando la diligenza si ferma, i passeggeri cominciano a litigare". L'attuale malessere deriva probabilmente da tre grandi occasioni mancate: i fondi di Italia '90, dei quali non si è approfittato per un'adeguata ristrutturazione degli stadi; i grandi introiti televisivi della fine degli anni '90, spesi tutti o quasi per cartellini e stipendi, senza pensare a strutture e organizzazioni; il recente dissesto economico, per affrontare il quale non si è avuto il coraggio di cancellare le squadre palesemente insolventi (i casi-Fiorentina sono almeno 8/10). Cosa fare? Indubbiamente lavorare sugli stadi è indispensabile, inoltre occorrerebbe importare formule tipo tetto-stipendi per risanare i bilanci, riconsiderare il rapporto con le tv (che oggi come oggi fanno quello che possono) e infine non dimenticare che sarebbe utile per tutti garantire una certa ragionevole parità competitiva, perché non si consolidino diarchie di fatto (come Real-Barcellona in Spagna fino a qualche anno fa).
Italo Cucci si fa interprete del popolo appassionato di calcio e in particolare del tifoso bolognese, e mentre chiede scusa per le passate critiche a Gazzoni (che evidentemente aveva capito prima degli altri) rileva tuttavia un grande pregio della tifoseria bolognese: non si lascia incantare da promesse eccessive. In effetti, il destino delle Società "minori" che hanno voluto e anche a volte ottenuto lo scudetto è tristemente tragico, perché la struttura della maggior parte dei club non è in grado di gestire il successo. Il calcio era una delle nostre poche certezze, ma oggi - con la comparsa del modello-Lazio, (ovvero del calcio quotato in borsa), con la legislazione che ha trasformato le Società in SpA con fini di lucro - oggi il calcio assomiglia sempre più a un bottegone permanente. L'improvvisa follia di ritenersi una cosa seria, mentre è comunque fondamentalmente un gioco, sta rischiando di portare il calcio lontano dai sentimenti della gente.
Tutti infine concordano sulla gravità della situazione ma anche sulla vitalità degli interessi economici e non che il calcio continua a suscitare. Fantasia ma non audacia, buona gestione ma non dipendenza dalle banche, amore per il gioco ma non romanticismo nostalgico: questi, si auspica, alcuni degli ingredienti per il farmaco che si dovrà al più presto preparare.


