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  • Anno Sociale 2003 - 2004
Mer, 08/10/2003

incontro

in collaborazione con Fondazione CESAR e Coop Adriatica

 

Il sogno di un mondo basato sulla fiducia

Autore del libro

Muhammad Yunus, il "banchiere dei poveri"

Ormai noto in tutto il mondo come una sorta di Gandhi dell'Economia, Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri, è eccezionalmente ospite al CSD per illustrare la sua straordinaria esperienza e parlare di un "sogno", il sogno di costruire la propria e l'altrui vita sulla base della fiducia.
Luisa Brunori, docente di Gruppi alla Facoltà di Psicologia di Bologna e prezioso tramite culturale e organizzativo, introduce brevemente il "fenomeno" Yunus, segnalando le ricadute non solo economiche del metodo messo a punto dallo studioso bengalese, tanto che si può oggi parlare concretamente di "beni relazionali" nonché cominciare a pensare collettivamente in termini di fiducia, a reclamare il "diritto alla fiducia" per salvaguardare la salute mentale di ogni essere umano.
Muhammad Yunus, supportato dall'impeccabile traduzione di Maria Pia Falcone, racconta la sua storia partendo dal terribile anno 1974, quando il neonato Bangladesh (indipendenza dal Pakistan: 1971) dovette affrontare una tremenda carestia. In tali disperate condizioni, il ruolo di un professore universitario che insegna eleganti teorie economiche può suonare intimamente falso, inappropriato. Yunus decise di abbandonare il cielo delle panoramiche accademiche per strisciare come un verme sulla terra e finalmente vedere, non più immaginare. Ciò che vedeva ogni giorno, nel tragitto fino al campus universitario, era un villaggio di gente laboriosa che però stentava a procurarsi di che sopravvivere. S'informò e scoprì con stupore che i 42 abitanti del villaggio erano succubi degli usurai, inesorabilmente indebitati per una somma totale di 27 dollari! L'irrisorietà della cifra e insieme l'impossibilità di superare lo stallo inducono Yunus a prestare lui stesso i soldi, poi a rivolgersi al campus, alla banca locale, alla banca nazionale per far partire una serie di prestiti, ridottissimi ma essenziali per sbloccare la situazione stagnante di tanti villaggi. Il rifiuto generale di prestare denaro ai poveri (cioè a chi non può fornire garanzie di restituzione) lo spinge alla decisione di proporsi come garante. In tal modo riesce a distribuire i primi prestiti, con eccellenti risultati, anno dopo anno, ma non a convincere la banche. Nasce allora l'idea di fondare una banca propria, Grameen Bank, non basata sul sospetto e sulla sfiducia bensì sulla fiducia reciproca. Dal 1977 Grameen Bank brucia le tappe e presta utilmente denaro a milioni di bengalesi con un'insolvenza dello 0,1%. L'effetto-Grameen influisce anche sulla composizione sociale, perché il rapporto privilegiato che Grameen Bank instaura a poco a poco soprattutto con le donne fa sì che si trasformi, negli anni, proprio la condizione della donna all'interno di una tradizione assai conservatrice. L'esperienza di Grameen Bank è già stata esportata e può costituire un modello realizzabile, per coronare finalmente un grande sogno: vedere la povertà andare in museo.
Don Giovanni Nicolini, Direttore della Caritas di Bologna, conclude l'emozionante serata invitando a non liquidare la storia di Yunus pensando a tutte le miglia che ci separano dal Bangladesh. L'immersione appassionata nel mondo della povera gente ("precipitò se stesso" dice la Bibbia) fa di Yunus un esempio vivente (e non mitico) dell'enorme valore del gruppo che cova le persone impaurite, del grande potenziale della sapienza al femminile, dell'importanza di superare la condizione di puro assistenzialismo per dare fiducia alla piccola (piccolissima) impresa. Grameen Bank inverte la rotta, va a cercare la gente nei villaggi per offrire denaro a prestito. Non a caso nelle sue sedi sta scritto: "Agli impiegati è assolutamente proibito stare in ufficio".

 

Partecipanti: 

Brunori Luisa
Yunus Muhammed
Nicolini Giovanni

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