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Mercoledì all'Università
Israele e/o Palestina
Terra Santa, terra di pace?
Altri autori
Paolo Garuti OP, (Arturo Marzano), Luigi Sandri
Luogo dell'evento
Aula Barilla, Bologna
Arturo Marzano, coordinatore progetti UCODEP in Palestina, impegnato inderogabilmente in Terra Santa, invia comunque il suo intervento (letto al pubblico da Luca Dore) che ripercorre gli eventi tormentati dell'ultimo decennio, con particolare attenzione alla dialettica interna al mondo palestinese: la seconda intifada (che, al contrario della prima, non procura particolari consensi o simpatie internazionali) contrappone a un'incerta ANP i 20/30enni, delusi da Oslo e stanchi delle prepotenze israeliane, e viene in qualche modo "cavalcata" da Arafat per rafforzarsi sia internamente che esternamente. Ma perché Arafat rifiuta gli accordi di Camp David? C'è chi dice che il motivo è lo stesso di sempre (obiettivo unico: estinzione dello Stato ebraico) e chi invece dice che era un'offerta generosa ma limitante (assetto palestinese previsto: tre tronconi più striscia di Gaza, senza controllo dei propri confini). Il risultato degli ultimi anni è un'economia palestinese sul lastrico e una vita quotidiana pessima (per entrambe le comunità). La prospettiva è un confronto tra la "vecchia guardia" (Abu Mazen) e la "giovane guardia" (Fatah) che chiede democrazia e fine della corruzione. Necessità primaria è imbrigliare Hamas, ma è impensabile che si abbassi il livello complessivo delle richieste. Unico raggio di luce: mentre gli Usa sono impantanati in Irak (e non si vede come possano uscirne a breve), quasi per contrasto la situazione in Medio Oriente pare oggi meno rigida, più aperta a rapporti fluidi.
Luigi Sandri, giornalista, già corrispondente dell'Ansa a Mosca e Tel Aviv, fornisce con l'ausilio di audiovisivi una veloce carrellata storica dal 1947 (ONU spartisce il territorio) fino al 1967 (Guerra dei Sei Giorni): proprio dalle occupazioni belliche nasce il problema degli insediamenti (21 a Gaza, 160 in Cisgiordania) non riconosciuti dall'ONU e fonte di un contenzioso infinito perché interrompono la continuità del territorio palestinese. La prima intifada (rivolta civile contro l'occupazione militare israeliana) è del 1987 e si protrae fino alla Guerra del Golfo (1991) per trovare uno sbocco negli accordi di Oslo (1993) e un primo stop con l'assassinio di Rabin (1995). Clinton, con gli accordi di Camp David (luglio 2000), punta a una pace definitiva (non scaglionata), ma gli accordi falliscono l'ultimo giorno, perché Arafat chiede il diritto di ritorno per 3.5 milioni di profughi e Bàrak non può accettare. Il risultato è una nuova tensione e l'esplosione di una seconda intifada che dal settembre 2000 ha già causato a Israele 1100 morti e 6000 feriti, ai Palestinesi 3300 morti e 47000 feriti. La Road Map (sostenuta da Usa, UE e Russia) propone una soluzione a tappe, ma è lacunosa su molti questioni concrete. Gli accordi di Ginevra tra gruppi informali di entrambe le parti (dicembre 2003) hanno fornito invece un prospetto di pace "chiavi in mano", che può ispirare i nuovi capi (elezioni in Palestina nel gennaio 2005, governo di unità nazionale Peres-Sharon in Israele). A patto naturalmente che si provveda ad abbattere il doppio mito: da una parte l'insediamento come mandato storico divino del popolo ebraico, dall'altra la negazione tout court dello Stato d'Israele.
Paolo Garuti OP, per dodici anni all'Ecole Biblique di Gerusalemme, si dice assai poco fiducioso sul futuro prossimo e ricorda come l'unico problema reale sia l'acqua: le falde acquifere sono tutte o quasi nei territori palestinesi, e non a caso il Muro israeliano in costruzione include proprio le falde. C'è poi un'enorme differenza di prolificità tra i due popoli, con progressivo aumento della pressione demografica a sfavore di Israele. Ma più di tutto va considerata la particolarità della Terra Santa, una terra carica di valori, su cui si trasferiscono "sogni", progetti, aspettative millenarie dei popoli del Libro: gli Ebrei, che per 19 secoli ne sono stati separati, animati dall'euforia delle radici ritrovate ma aggressivi e delusi per lo scontro con la realtà; i Musulmani, per i quali l'annessione di territori equivale a convertire altri popoli, che vedono nel monte di Gerusalemme il completamento e perfezione delle tre religioni monoteistiche nell'islam e dunque non potranno mai accettare di perdere quella roccia; i Cristiani che, abbandonata dopo secoli di Crociate la pretesa di controllo territoriale, oggi di nuovo sono attratti dal pellegrinaggio, dalla centralità di quel luogo fisico. Per sperare in un futuro pacifico, l'Europa deve allora applicarsi a un duplice obiettivo: demitizzare la situazione Terra Santa, inglobandola nello scacchiere più ampio del Medio Oriente, e smantellare l'idea di Israele stato-bunker per gli 8 milioni di Ebrei che vivono nel resto del mondo.


