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  • Anno Sociale 2002 - 2003
Mar, 15/10/2002

I Martedì di San Domenico

La cultura oggi

Scienza, umanesimo, "nuovi campi"

 

Due studiosi di levatura internazionale - Edoardo Vesentini, matematico, presidente dell'Accademia Nazionale dei Lincei, Ezio Raimondi, storico della letteratura, già a capo di istituzioni accademiche e non - chiamati a discutere di scienza e umanesimo, ovvero dello stato della cultura (o delle culture) oggi. Coordina, con il consueto garbo e senso della misura, Valeria Cicala.
Edoardo Vesentini apre fornendo alcuni riferimenti per inquadrare la querelle delle due culture: Cambridge 1959 (C.P. Snow); Bologna 1911 (Croce-Gentile contro Enriques); la riforma scolastica dello stesso Gentile, 1923, tutta sbilanciata a favore del sapere umanistico; le critiche di Volterra negli anni '20 e di Salvemini, 1953; ma anche il dibattito su "Energie nuove" di Gobetti, 1919, o addirittura le riflessioni di Cattaneo. Momenti, questi e molti altri, che non hanno impedito il consolidarsi di "due recinti", ove i rispettivi specialisti rischiano di ignorare qualcosa di essenziale che gravita all'esterno. Per quanto riguarda il suo recinto, Vesentini, richiamandosi a Garin e soprattutto a Paolo Rossi, individua nell'accumulo, nel crescere continuo, senza mai completamento ma dentro un'unica tradizione, il carattere del sapere scientifico. Ecco quindi l'idea, inevitabile, di "progresso", con il problema della compatibilità (P. Rossi) e soprattutto dell'influsso sulla percezione della morte (Tolstoij ripreso da Max Weber, 1917): per l'uomo civilizzato la morte non ha senso, è inaccettabile, dato che interrompe arbitrariamente un procedere all'infinito.
Ezio Raimondi parte da T.S. Eliot (1948) e poi dalle "rettifiche" di G. Steiner (1971) per ricostruire una definizione di cultura: un insieme di forme e di testi attraverso cui si realizza il comportamento umano e grazie ai quali si creano valori, credenze etc. Già però secondo Steiner, e sempre di più secondo gli osservatori recenti, l'influenza della videocrazia, della videoburocratizzazione ha provocato un'angoscia critica, una perdita del senso di "durata" che fanno pensare di trovarsi forse in un'epoca di post-cultura, dove le opposizioni sono non solo tra scienza e umanesimo, ma tra cultura alta e cultura di massa, e ancora tra qualcosa d'altro che è difficile focalizzare. Raimondi dice che occorre recuperare la complementarità tra i vari saperi attraverso una "nuova alleanza", che sappia guardare al passato ma anche al futuro (una cultura che non abbia una speranza non può essere una cultura vera), che sappia introdurre il "tu" nell'apparente trionfo impersonale della tecnica.
Interventi dall'attenta platea (G. Zucchini, M. Malaguti, V. Prodi, mons. Facchini e altri) sollecitano i due relatori a riaprire il discorso. E mentre Vesentini riflette sull'ambivalenza delle scoperte scientifiche del XX secolo (meravigliose tappe della conoscenza, ma anche strumenti sempre più letali al servizio della distruzione di massa) e sulla difficoltà di colmare questo iato, a prescindere dalla distinzione tra le due culture, Raimondi invita a riconsiderare il termine "umanistico", che rischia oggi di risultare riduttivo, in favore di "umano", in un'accezione non generica, ma genuinamente umanistica, appunto, che fa della observatio lo strumento essenziale di ogni cultura, e fa del sapere - come dice Hans Jonas - un atto di responsabilità.

 

Partecipanti: 

Raimondi Ezio
Vesentini Edoardo
Cicala Valeria

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