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Mar, 08/11/2011

I Martedì di San Domenico

La lingua come elemento unificatore del paese

Si avvia a conclusione l'anno 2011, centocinquantesimo anniversario dell' unificazione politica d'Italia (1861). Nei mesi trascorsi sono state molte le celebrazioni dell'evento, giustificate dall' importanza della ricorrenza e forse anche dalla volontà di reagire a velleità secessioniste che ogni tanto si manifestano nel nostro paese (magari nell'intento di accelerare una riforma federalista che tarda a realizzarsi).
Pare comunque opportuno ripensare all'itinerario compiuto in questi nove mesi, con due scopi: A) colmare qualche lacuna, B) tornare su fenomeni significativi che richiedano approfondimento:
A) E' comprensibile che - nell'enfasi celebrativa di un evento così importante- si sia sorvolato su fatti che certamente delusero le aspettative di molti «patrioti», in particolare di quelli che avevano fede repubblicana e prospettive europee. Elenchiamo alcuni di questi fatti:
l'Unità d'Italia si realizzò come Regno monarchico, affidato a una casa regnante di antiche origini transalpine; un Regno che sarebbe durato per ben 85 dei 150 anni di unità nazionale, fino a quel 2 giugno 1946 in cui l'Italia diventò, per referendum, Repubblica.
Alla votazione per eleggere la Camera del nuovo Parlamento (27 gennaio 1861) parteciparono -per volere di Cavour- anche i cittadini degli stati recentemente conquistati o annessi per plebiscito. Nel frattempo, il re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, aveva provveduto personalmente alla nomina dei senatori.
Per l'elezione dei deputati fu utilizzata una legge sarda del 17 marzo 1848, in base alla quale gli aventi diritto al voto erano i cittadini maschi che avevano compiuto 25 anni e erano in grado di pagare le previste tasse annuali: su una popolazione di 22.182.377 cittadini gli elettori erano solo 418.696: meno del 2%. Andarono a votare poco più della metà di essi.
Il risultato fu un trionfo per Cavour: ben 350 dei 433 deputati eletti appartenevano al suo gruppo!
Comunque il parlamento emerso da queste elezioni si riunì il 17 marzo 1861 e proclamò primo re d'Italia un Vittorio Emanuele che però, privilegiando la sua storia personale, continuò a chiamarsi secondo ...

B) Gli storici della lingua hanno compattamente invitato a considerare - al di là dei 150 anni del periodo unitario - il lunghissimo periodo che li precede, a partire dalla fine dell'impero romano d'occidente per giungere alla proclamazione del Regno d'Italia: tredici secoli di una storia linguistica che ha salvato l'identità culturale degli italiani, favorendo anche quel processo continuo di confluenza politica e amministrativa che dal feudo ha portato al comune, dal comune alla signoria, dalla signoria agli stati regionali e all'Italia unita. Né sono mancati altri specialisti (storici, politologi, giuristi, ecc.) che hanno fatto lo stesso invito. Ma forse sarà opportuno tornare sull'argomento per consolidare un concetto che Carlo Cattaneo esprimeva sinteticamente così: «Non v'è altro possibil vincolo fra i popoli che quello della nazionalità, ossia della lingua.» (Carlo Cattaneo).

 

Partecipanti: 

Altieri Biagi Maria Luisa
Beccaria Gian Luigi
Cicala Valeria

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