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Mercoledì all'Università
La mia città ha ancora un'anima?
Bologna, il suo volto, i suoi giovani
È sotto il duplice segno dell'identità e dell'appartenenza che si è aperta la sesta conferenza del ciclo "I Mercoledì all'Università" organizzato dal Centro Universitario San Sigismondo in collaborazione con il Centro San Domenico, con il titolo "La mia città ha ancora un'anima? Bologna, il suo volto, i suoi giovani". Quando una città può dirsi "mia" o "nostra"? E quando può dire di avere un'identità? Per il professor Roberto Grandi, prorettore per le Relazioni internazionali dell'Università di Bologna, queste domande sono imprescindibilmente legate. È l'identità che rafforza l'appartenenza, ed è l'appartenenza che modella o "ricrea", come nel caso delle nuove città culturali europee di Barcellona, Glasgow e Liverpool, l'identità. Questi tre esempi di identità rinnovata ci portano, in un certo senso, vicino a Bologna e ce ne allontanano: erano città in crisi che hanno puntato sulla cultura per potersi riproporre, ma è anche vero che si tratta di ex città industriali che hanno avuto a disposizione gli spazi abbandonati dalle fabbriche da riqualificare. L'esperienza di Bologna, quindi, non è completamente assimilabile a quella di queste città; inoltre, per il suo essere uno "snodo", posto in relazione al mondo circostante, per il suo essere una città di "transito" per gli studenti, rischia di diventare una città da usare e non da vivere. Almeno due visioni, dunque, si contrappongono: quella della città come popolazione in cui riconoscersi, in cui rinserrarsi, che rassicura, e dall'altra quella della città come punto di passaggio, di massima apertura, che acquista senso proprio in quanto da qui si è in contatto con il resto del mondo. A differenza della prima visione, che esprime quella tradizionale di città, la seconda è dettata dalla globalizzazione, che porta ogni evento ad essere determinato da qualcosa avvenuto in una qualsiasi altra parte del mondo, quasi in tempo reale. Il pericolo che si configura è quello di un possibile "arroccamento", da parte di una comunità che esclude, nella quale riconoscersi ma che fa da scudo contro l'altro. A questo ultimo aspetto si è ricollegata la scrittrice Grazia Verasani: la città di Bologna sta affinando delle tecniche difensive che stupiscono, ed è andata via via omologandosi ad altre città perdendo il suo connotato di ricerca e sperimentazione culturale. Vari e di molteplice natura sono stati poi gli interventi del pubblico, che hanno confermato l'eterogeneità delle visioni di questo problema: dalla mancata valorizzazione dei beni culturali alle considerazioni sulla qualità dell'insegnamento nell'Ateneo bolognese, sono stati individuati vari fattori sui quali si potrebbe insistere per migliorare la vivibilità, condizione imprescindibile per realizzare quel senso di appartenenza che contribuisce a sua volta a formare l'identità di una città.
Cosimo Plasmati


