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  • Anno Sociale 2002 - 2003
Mar, 13/05/2003

I Martedì di San Domenico

in collaborazione con Gruppo Villa Maria

 

L'arte della cura

Il medico, la malattia, il malato

 

L'arte della cura: un tema impegnativo e mai fuori moda. Piero Proni introduce gli autorevoli relatori prendendo le parti del cittadino comune e immaginando una "lettera del piccolo uomo malato": si parte da una totale sfiducia pregiudiziale nella Sanità italiana e si termina invece con la constatazione che, seppur in mezzo a incongruenze, disfunzioni etc., l'esperienza del malato nelle strutture ospedaliere italiane è generalmente positiva. Perché c'è un esercito, male organizzato e poco finanziato, che lavora comunque per assistere gli altri, per quella forma di solidarietà e di altruismo che San Paolo ha magistralmente sintetizzato con il termine "carità".
Bruno Biagi, Coordinatore Sanitario Gruppo Villa Maria, assume invece il punto di vista del medico, una figura che oggi pare vistosamente in difficoltà. Preso tra due fuochi (la struttura economica che pretende di discutere una nuova scala di valori e la sovrastruttura sociale che chiede un taumaturgo decisionista), il medico è spesso incapace di gestire i processi condizionati dalla tecnocrazia sanitaria, di fronteggiare il caotico centrifugato di conoscenze quasi catapultate al di fuori dei circoli scientifici, di garantire accountability (ovvero "rispondenza", render conto di come si gestisce il sapere) e di non sentirsi quindi eteroguidato da mediatori amministrativi o da ragioni economiche. La Carta della Professionalità Medica, recentemente redatta e sottoscritta da autorevoli rappresentanti del mondo medico al di qua e al di là dell'Atlantico, dovrebbe finalmente riproporre, aggiornato, il contratto/patto che lega i medici e la Società, secondo tre principi fondamentali: 1. la centralità del paziente 2. l'autonomia del paziente 3. la giustizia sociale. Bisogna recuperare il valore della fiducia, il vero capitale della professione: tornare alle origini per avere un futuro.
Renzo Canestrari, Professore Emerito a Bologna, fa il punto sul problema della formazione dei medici. La risposta tecnologica alla malattia ha prodotto due fenomeni: la settorializzazione della diagnosi e la settorializzazione della patologia - che a loro volta comportano due rischi: la non collocabilità delle sofferenze non contemplate nella diagnosi tecnologica (con conseguente ricorso a medicine alternative e addirittura ad arti magiche) e la neutralizzazione dell'atto medico rispetto ai valori etici (e quindi clonazione, trasformazioni sessuali etc.). Bisogna perciò rivalorizzare il "sapere medico", le cui tre radici (conoscenza scientifica, esperienza sapiente della pratica medica, identità personale) spingono il medico non solo a guarire ma anche ad aver cura di chi guarire non può, e a considerare con umiltà e attenzione quel processo di separazione di cui è vittima il malato, quando appunto si ammala. Perché anche il medico soffre, è egli stesso paziente. "Il buon medico - secondo Gardiner - è un guaritore ferito."
Augusto Cavina, Direttore Generale AUSL Città di Bologna, affronta il tema del ruolo del manager/gestore nella prospettiva di una medicina per le persone. Recentemente, le lamentele degli utenti delle Strutture Sanitarie sono quasi esclusivamente circoscritte al problema delle "relazioni". D'altronde la Sanità incide solo per il 30% sullo stato di salute della popolazione: gli stili di vita condizionano fortemente le probabilità di ammalarsi. Inoltre è diffusa l'idea che l'aziendalizzazione ha come scopo principale il risparmio di risorse, mentre le spese di un'AUSL sono in genere molto superiori al bilancio. Queste e altre confusioni/contraddizioni rendono evidente il fatto che la medicina ha bisogno di funzioni di governo (strategico, clinico, organizzativo, economico-finanziario) per andare incontro alle nuove aspettative, ovvero al desiderio del cittadino di condividere le conoscenze, di contare nella decisione, e di collaborare a definire i criteri di performance delle strutture e dei medici. La proposta AUSL: progettare insieme ai medici una griglia di riferimento e poi renderla pubblica, per evitare quella sensazione/percezione di conflitto latente tra esigenze organizzative e valori professionali.
Pierre Rabischong, Professore Emerito a Montpellier e noto sperimentatore, ricorda che l'Uomo è una macchina fantastica, che funziona meravigliosamente anche quando il pilota ne ignora i meccanismi. D'altronde la gran parte della storia dell'Universo si è svolta senza l'Uomo, che pare proprio essere arrivato ultimo. Che cosa c'insegna la Natura? che esistono alcune regole del gioco biologico - in primis il destino mortale, con la degradazione progressiva della morfologia - che non si possono cambiare. I grandi progressi della ricerca sono preziosi, ma le illusioni che alimentano vanno contenute: è impossibile andare oltre le regole del gioco biologico. Nel 3000 l'Uomo sarà sempre l'Uomo, la specie umana è definita e finita. Ne è prova, tra l'altro, il fatto che i neuroni del cervello non si riproducono: tutti noi siamo unici, manteniamo inalterati carattere e personalità (idea geniale del Creatore, che forse ha anche previsto un chip - l'anima - che permette di conservare la vita oltre la fase biologica). Per cui il medico, nonostante l'obbligo dei risultati cui è sollecitato, nonostante l'obbligo di conoscere una quantità spropositata di dati scientifici, non può dimenticare che deve curare la persona e non l'organo o la patologia. Tre sono i compiti della medicina oggi: accettare la malattia, preparare la morte, formare gli uomini/medici. Il medico deve avere la capacità genetica di comunicare. E deve comunicare, a dispetto del suo ruolo apparente, soprattutto la gioia di vivere. Perché abbiamo quattro arti, la testa per pensare, la bocca per mangiare, e la vita è molto bella.

 

Partecipanti: 

Biagi Bruno
Canestrari Renzo
Cavina Augusto
Rabischong Pierre
Proni Piero

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