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Mar, 20/12/2005

I Martedì di San Domenico

Le nuove schiavitù

La privazione della libertà nella città del benessere

 

Don Oreste Benzi, fondatore dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, racconta la sua ultima visita a Bologna, in via Rigosa, a novembre: l'incontro con giovanissime prostitute nigeriane, il tentativo di persuaderle ad abbandonare la strada (il cliente chiede loro "quanto vuoi?", noi chiediamo "quanto soffri?"), l'incontro anche con alcuni clienti, spesso veri e propri "drogati" del sesso, primi responsabili - seppur indiretti - della schiavitù di queste donne. Ognuna di loro, per riscattarsi, dovrebbe pagare al protettore 50/55mila euro (e intanto ne paga 600 al mese per i tre metri quadrati di strada che occupa). Se qualcuna tenta di fuggire, non solo rischia la propria vita ma spesso anche quella di uno o più parenti. E tuttavia la Papa Giovanni XIII insiste a offrire rifugio e protezione a chi decide di svincolarsi: sono oggi 310 le ex prostitute nelle case-famiglia della Comunità e il numero di quelle che trovano il coraggio aumenta ogni giorno. Per molte è anche un problema di fiducia: "Sei cristiana?" chiedono a una ragazza di strada, a Bari. "Ero cristiana" risponde lei. "Perché eri?" "Perché i Cristiani vengono da me." La situazione è sotto gli occhi di tutti: a Bologna, ad esempio, ci sono 267 appartamenti in cui si esercita la prostituzione (denunciati dalla PGXIII alla magistratura). A Rimini - a partire dal 1998 - si è eliminata la prostituzione in strada (e recentemente anche nei locali pubblici): il bilancio è di 500 ragazze liberate e di 148 protettori alla sbarra. Ma normalmente politici e pubblici amministratori evitano di affondare il colpo: 10 milioni di clienti sono una massa di elettori troppo importante per inimicarseli completamente. E qualcuno sostiene addirittura che le cose vanno bene così. Nella scala delle responsabilità, per primi vengono i clienti, poi i protettori-criminali, poi coloro che avrebbero potere di intervenire e non lo fanno, e infine tutti noi, il popolo che tace. In Svezia, nel '98, una legislazione severa contro i clienti ha ripulito le strade e allontanato la droga. La Germania invece è una cloaca: 20 milioni di clienti e 400mila prostitute. A Bologna - tra strada, locali e appartamenti - circa 1000 donne sono coinvolte nel giro: si potrebbero liberare tutte. L'altra terribile schiavitù è l'aborto: ogni anno 40 milioni di aborti nel mondo, di cui 180mila in Italia. A Bologna, di recente, esponenti di PGXIII in preghiera davanti al padiglione dell'Ospedale Sant'Orsola sono stati aggrediti. Ma l'Associazione non ce l'ha con nessuno, si sente solo chiamata a stare sempre con i più deboli (e il nascituro è molto debole, è l'indifeso per eccellenza). Perché uccidere il proprio figlio? La donna spesso si trova alla mercé di mille paure e sarebbe compito di tutta la società sostenerla e aiutarla a superarle. Il motivo è semplice: ogni bimbo che nasce è il sorriso di Dio (Tagore). Ma certo è grande schiavitù anche la povertà, quella povertà che fa scoppiare le nostre contraddizioni. Abbiamo dato lo sfratto a Dio: la schiavitù più terribile nell'Universo è infatti vivere per se stessi, per il finito contro l'infinito. La gioia non è gioia se non è di tutti. Ognuno ha il dovere di fare qualcosa. L'esempio più luminoso lo forniscono gli handicappati, gli "angeli crocifissi": loro sono i grandi liberatori dalla schiavitù, attraverso di loro può passare la nostra redenzione.

 

Partecipanti: 

Benzi Oreste

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