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I Martedì di San Domenico
L'eredità dell'Occidente
link alla conferenza su http://www.lepida.tv/video/Leredit%C3%83%C2%A0-delloccidente-conferenza-inaugurale-del-quarantesimo-anno_286.html
Il grande convegno di studi su "L'eredità dell'Occidente. Cristianesimo, Europa, Nuovi Mondi", organizzato congiuntamente a Bologna (19-21 ottobre) dalla Facoltà teologica dell'Emilia Romagna, dalla Provincia San Domenico in Italia, dallo Studio filosofico domenicano e dal Centro San Domenico, si è rivolto anche al vasto pubblico dei "Martedì" grazie a Franco Cardini e a Massimo Cacciari, che sono venuti a declinare, secondo le rispettive prospettive di storico e di filosofo, l'impegnativo tema in occasione della serata inaugurale dell'anno sociale 2009-2010 del Centro San Domenico, quarantesimo dalla sua fondazione, aperta dal saluto della presidente Valeria Cicala. In un Salone Bolognini stipato al punto che in una sala attigua, davanti a un maxischermo, vi erano tante persone quante all'interno; completamente restaurato a tempo di record e rinnovato nell'impianto di illuminazione grazie al patrocinio della Fondazione del Monte, nonché impreziosito lungo tutto il suo perimetro dall'affissione delle immagini dei momenti salienti di questi quarant'anni, ha preso la parola per primo il prof. Cardini, che, una volta sottolineata la complessità e la voluta ambiguità del titolo dell'incontro, ha cercato di descrivere l'Occidente - e implicitamente le sue radici e il suo legato - con una serie di immagini altrettanto complesse e ambigue. L'Occidente è istintivamente percepito come sinonimo di Europa, ma quando il chierico Fulcherio, cronista della prima crociata, contrappone "il nostro Occidente" a quel "tale Oriente" dal quale non vorrebbe più tornare, ha ancora in mente le categorie di Teodosio, in cui Occidente e Oriente erano due parti del Mediterraneo? L'Occidente appare dunque capace di esprimere una verità e una verità opposta allo stesso tempo: nasce ponendosi al confine del mondo, là dove il sole va a morire, e non al centro, e questa è un'eccezione rispetto alle altre civiltà; inventa una scienza dello studio dell'altro, e così elabora la capacità morale di comprendere l'altro dal di dentro, di giustificarlo; ma nessun'altra civiltà - ha concludo Cardini - ha avuto la stessa volontà ferrea di assoggettare il resto del mondo. E qui si riassume la sua "grande contraddizione". Con il suo intervento il prof. Cacciari si propone di interpretare questa contraddizione attraverso quelle che definisce le due "grandi eccezioni" dell'Occidente. La prima riguarda la filosofia, che segna per l'Occidente - differenziandolo da ogni altra forma di cultura - la prospettiva di una vita regolata da pure norme razionali: "tutto ciò che ho per abitudini, tradizioni ecc vale niente finché non è passato al vaglio della mia ragione e non diviene idea", e questo destina tutta la prospettiva, tutta la "missione" europea, compresa naturalmente tutta la nostra "tecnica". La seconda eccezione riguarda la tradizione teologico-religiosa cristiana, con il suo "paradossale monoteismo". Intendere Dio come relazione tra momenti e dimensioni distinte, tanto che una sola di esse si incarna, comporta che il vedere e lo studiare la natura - "questa apparenza, queste carni" - è preteso dalla stessa idea dell'unità divina; ma nel corso del moderno questa ricerca scientifica rivendica la sua autonomia, anzi inizia una critica filosofico-scientifica della rivelazione: ed è qui che la teologia si apparenta "polemicamente" con la filosofia e la scienza. Oggi però, a fronte dell'apparente pretesa di egemonia di questo "logocentrismo occidentale", si assiste a una nuova scepsi, una insecuritas europea, che apre un nuovo capitolo: "il trascendente dimenticato - conclude Cacciari - non è negato: è lì, può essere ricordato in ogni momento".
Guido Mocellin


