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I Martedì di San Domenico
Una madre, Dio e la violenza
Piange piange Maria povera donna
Sacra rappresentazione
Altri autori
Quando le liturgie dei monaci e dei capitoli canonicali divennero troppo elaborate e poiché si continuava a cantilenarle in una lingua ormai scomparsa, il popolo di Dio si dotò di devozioni e forme di preghiera che, affiancandosi alle celebrazioni ufficiali, ne riproponevano i misteri in termini comprensibili. Alle sacre rappresentazioni sono in parte ispirate molte forme d'orazione "a storia" o "a percorso", quali la Via crucis o il Rosario, così come la scultura in terracotta di Nicolò dell'Arca o di Guido Mazzoni ne riprendono i moduli di drammaturgia popolaresca. In ultimo, le nenie delle nostre nonne, dalle parole talmente consunte che ne era difficile intravedere l'ordito.
Come ricorda la regista Allì Caracciolo, "il patrimonio dei canti e delle laudi, preghiere e Sacre Rappresentazioni provenienti dall'Italia Centrale, soprattutto Marche, Umbria, Abruzzo, appartiene rigorosamente alla tradizione orale, ed è pertanto in via di sparizione. Il testo scenico s'impernia sulla figura di Maria, così come è sentita nei secoli dalla pietà popolare che (?) ne delinea, e condivide, la esasperata umanità, identificando nel dolore di lei il dolore stesso di una umanità trafitta dalla violenza, e da miseria e solitudine. In tal modo anche il divino è recuperato in una drammatica significazione all'interno della storia e della iniqua sofferenza generata sugli uomini. I testi si fondono in una drammaturgia che si propone di avvicinare e far convergere i due generi, musica e prosa, unificandoli in un solo "cantato" che riporta alle origini in cui la parola-canto nasce all'interno dell'evento, il dolore si fa pianto, la storia canto e lamento."
La messa in scena ha suscitato grande suggestione in tutti i presenti.


