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  • Anno Sociale 2006 - 2007
Mar, 30/01/2007

I Martedì di San Domenico

Poteri paralleli

La criminalità organizzata: convivere o resistere

 

Ezio Costanzo, giornalista e scrittore, ha potuto consultare gli archivi americani (aperti alcuni anni fa) e ricostruire i rapporti con alcuni boss mafiosi (prima americani e poi anche siciliani) che fin dal 1942 l'Office of Strategic Services aveva avviato in vista dello sbarco in Sicilia. Anche la Naval Intelligence stabilì una sorta di patto con la mafia per proteggere le navi-merci in partenza da New York (sistematicamente intercettate dai tedeschi). Nelle carte spicca la figura di Lucky Luciano, che l'O.S.S. fu costretto a contattare per ottenere la collaborazione degli italo-americani. Al modello di Luciano - all'idea di mafia imprenditrice, che non colpisce le istituzioni ma è addirittura disposta a collaborare - s'ispira la mafia del dopo-stragi, quella guidata da Provenzano. Un mafia che, strutturalmente, si era già trasformata a partire dal 1957, quando all'Hotel delle Palme di Palermo boss americani e siciliani si accordarono per la strategia della droga. Una mafia che oggi fa leva sulla non-omogeneità dello Stato, sul non-clamore, sul silenzio dei media. Ma una mafia che "è un fenomeno umano - disse una volta Falcone - e come tale avrà una fine."
Calogero Germanà, questore di Forlì-Cesena, nel 1992 si salvò rocambolescamente da un attentato a Mazara del Vallo, dove era capo della polizia. Trasferito al nord per ragioni di sicurezza, non ha smesso di occuparsi di un sistema criminale che pare avere i connotati del "male assoluto" (totale assenza di empatia), una spietata macchina per produrre profitti. Gli introiti più consistenti vengono dal traffico internazionale di stupefacenti, quindi dalle estorsioni, poi a scalare da molte altre attività. Il pericolo è la doppia natura della mafia: organizzazione militare e organizzazione economica. Quest'ultima, spesso silente, s'insinua nel tessuto economico-produttivo e lo innerva fino a raggiungere terminazioni insospettabili. È un vero e proprio "potere" parallelo esercitato sul territorio, per fronteggiare il quale non occorre una vocazione o una chiamata, ma fermezza e chiarezza d'intenti, consapevoli che fare il proprio dovere, lungi dal risolvere un problema così ampio, apre però la strada a qualcosa d'altro, trascina oltre la barriera della paura e della rassegnazione.
Fabrizio Valletti, gesuita, da alcuni anni prete nel quartiere napoletano di Scampia, descrive un quartiere di 80.000 abitanti, frutto di progetti urbanistici folli (che fanno impallidire il Pilastro di Bologna), dove non esistono luoghi di aggregazione se non chiese e scuole, dove si può assistere a code interminabili di auto per il rifornimento personale di droga, dove ragazze-madri di 15 anni non mandano i figli alla scuola materna, dove vige la cultura del carcere. La camorra offre un modello (ricchezza e potere, prendere subito quel che si desidera) che però è debole, non ha ragioni radicate (i più vivono nell'insicurezza, i boss si costruiscono ville come quelle viste nei film), ma a cui è difficile opporre un contromodello, soprattutto se imprese e finanza non disdegnano di venire a patti con il "sistema". La domanda di fondo è: come mai una realtà così macroscopica sopravvive quasi indisturbata? Si dice che le stesse istituzioni - come in molte grandi città problematiche - consentano questa sorta di portofranco per alleggerire altre zone della città. E comunque tante persone "rispettabili" comprano e consumano droga, altrimenti l'attività non sarebbe così redditizia (un ragazzino di 12 anni può portare a casa anche 1500 euro in un giorno). Su un piano del genere, scuola e chiesa non riescono a proporre un modello contrastante, la sproporzione è evidente. Ma poiché lì traboccano il bisogno e anche la capacità di affetto, si possono e si devono tentare, con infinita pazienza, percorsi di cambiamento: entrare nel cuore di queste persone e mettere in risalto il desiderio di purezza evangelica.

 

Partecipanti: 

Costanzo Ezio
Germanà Calogero
Valletti Fabrizio

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