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  • Anno Sociale 2003 - 2004
Mer, 04/02/2004

Mercoledì all'Università

in collaborazione con Centro Universitario Cattolico San Sigismondo

Tutelare la madre e la vita dal suo inizio

25 anni di applicazione della legge 194

Altri autori

Sergio Romano Aguzzoli, Vittoria Gualandi, Danilo Morini, Francesco Rosetti

Luogo dell'evento

Aula Pietro Barilla, Bologna

Accompagnato da civili contestazioni da parte di gruppi di donne pro e contro l'aborto, il secondo incontro CUC/CSD nel cuore dell'Università affronta il delicatissimo problema legato all'applicazione della legge 194.
Danilo Morini, attualmente Commissario straordinario agli Istituti Ortopedici Rizzoli ma nel 1978 deputato per la Dc, rievoca il dibattito parlamentare e la trattativa trasversale che portò all'approvazione della legge e anche la mancata occasione di far passare una legge più moderata con l'astensione Dc e il voto Pci. Ricostruisce inoltre (altra esperienza personale) l'episodio clamoroso di Pavia (1999), in cui fu avviata una procedura di interruzione gravidanza dopo 25 settimane e il prodotto abortivo ne uscì vivo e vegeto, senza l'anomalia cerebrale diagnosticata. Sottolinea infine un monito spesso dimenticato: la legge non è mezzo per il controllo delle nascite.
Francesco Rosetti, giudice presso il Tribunale dei Minori a Bologna, ricorda che prima del 1978 vigevano ancora norme punitive sia per la donna che per il medico "a tutela dell'integrità della stirpe e della nazione". La necessità di una legge, confermata nello stesso 1978 da due proposte di referendum (una radicale e una restrittiva), era dunque fuori discussione, ma il testo che fu approvato presenta contraddizioni e questioni aperte: 1. quando inizia una vita? 2. "serio pericolo" determinato da circostanze sociali, economiche etc. contrastante con l'ammesso valore di una vita da salvaguardare in maniera assoluta 3. piano applicativo lasciato nelle mani del personale sanitario 4. emarginazione del padre 5. mancato sostegno per la minorenne che accede al servizio.
Sergio Romano Aguzzoli, ostetrico e direttore Servizi Sociali a Correggio, fa presente che oggi quasi mai si domanda alla donna il motivo della richiesta di interruzione: si firma il certificato e via. Quali le colpe dei cattolici? Hanno ceduto alla tentazione di star fuori quando la mediazione diventava difficile. Così la legge 194 ha tutelato la salute della donna, sottraendola all'aborto clandestino, ma l'ha lasciata sola, abbandonando inoltre l'embrione senza alcuna difesa e diritto. Oggi un medicinale come RU486 è in grado di provocare un'emorragia e quindi un aborto senza nemmeno bisogno di un certificato. I cattolici non possono più illudersi che enunciati e leggi siano da tutti condivisi: come nuova "minoranza" devono profondere un impegno civile ed ecclesiale per accrescere la sensibilità ai problemi etici nelle scienze e nelle pratiche mediche.
Vittoria Gualandi, presidente del Servizio Accoglienza Vita di Bologna, dopo aver notato di essere una delle poche donne invitate, nel corso degli anni, a parlare della 194, rimarca come la 194 ribaltò completamente il concetto di madre e di figlio, mettendo al centro assoluto la donna e il suo benessere. Ma cosa succede dopo, dentro di lei? Non c'è legge né aiuto previsto per la donna che ha abortito, mentre una cosa è certa: tutte le donne prima o poi si voltano indietro e devono elaborare il lutto. I Consultori sono il grande fallimento della 194, poiché non forniscono quasi mai quel sostegno, quell'appoggio di cui una donna in attesa (confusa e depressa) avrebbe bisogno. Non bisogna agire contro le madri, ma - come dice il Papa - insieme a esse. Lancia infine un appello alla strutture pubbliche perché superino le titubanze e si aprano alla collaborazione con strutture di volontariato etc. Appello raccolto dal consigliere regionale Bosi, presente tra il pubblico, che promette un'approvazione in tempi brevi della riforma dei Consultori in Emilia-Romagna.

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