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Un libro scritto dentro e fuori, sigillato con sette sigilli
Come era fatto il libro dell'Apocalisse
Forse perché il rotolo di papiro o pergamena è tornato di moda dopo le scoperte di Qumran o di Ercolano, anche il biblion sigillato da sette sigilli, aprendo i quali appaiono i celebri cavalieri dell'Apocalisse, è raffigurato come un volumen e non come un codex, insieme di fogli rilegati lungo il margine sinistro. Quest'ultimo formato è tipico delle tradizioni iconografiche bizantina e medievale, che vedevano nel codice rilegato il formato più nobile. Facevano però fatica ad immaginare un codice che fosse, come dice Apocalisse, «scritto dentro e fuori». Ma anche immaginando un rotolo, risulta difficile concepire che sveli i suoi segreti allo scioglimento di ciascuno dei sigilli. In effetti, tanto per svolgere un rotolo, che per sfogliare un codice, sarebbe necessario infrangerli tutti. Diviene dunque indispensabile lavorare non di fantasia o per assiologie teologiche, ma a partire da una seria ricerca storica e chiedersi se sia ipotizzabile nel primo secolo un biblion scritto dentro e fuori e leggibile, per così dire, a strati, sciogliendo un sigillo dopo l'altro. L'archeologia e l'iconografia antiche danno una risposta, che può influenzare l'interpretazione del capitolo 6 dell'Apocalisse di San Giovanni.


