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  • Anno Sociale 2002 - 2003
Mar, 01/04/2003

incontro-dibattito

in collaborazione con Consulta diocesana per la pastorale universitaria

 

Verità e punti oscuri nella questione ecologica

Organizzato dalla Consulta Pastorale in collaborazione con CSD, l'incontro-dibattito Verità e punti oscuri nella questione ecologica ha proposto una serie di riflessioni a uso di chi s'interroga sul destino dell'uomo e dell'ambiente.
Coordinati da Pierluigi Lenzi, docente di Fisiologia Umana a Bologna, che ha ricordato con alcuni esempi editoriali come attualmente i punti oscuri siano più numerosi delle verità riconosciute, sono intervenuti tre docenti dell'Ateneo bolognese: Gabriele Falciasecca a "difendere" la tecnologia, Carlo Ferrari a precisare termini e modalità per la "conservazione" della natura, Stefano Zamagni a proporre un'ipotesi di soluzione per uscire dallo stallo internazionale.
Falciasecca osserva l'evidente e crescente difficoltà del non-specialista a comprendere la fenomenologia tecnologica. Bisogna, per così dire, impratichirsi a poco a poco, tenendo sempre presente che ogni volta che s'introduce qualcosa di nuovo, qualche rischio è inevitabile. Alla tecnologia, però, si può imputare di farci vivere in un mondo accelerato, non di creare tout court mezzi che distruggono l'ambiente, poiché - se conserviamo il controllo su di essa - la tecnologia stessa può produrre innovazioni che neutralizzano gli effetti collaterali senza vanificare i benefici delle nuove scoperte.
Ferrari insiste sull'importanza del concetto di "biodiversità", che non implica un semplice conteggio della ricchezza specifica (quante specie sono presenti in un determinato ambiente) ma la considerazione di com'è distribuita nei sistemi la varietà delle specie presenti. La stessa atmosfera è un prodotto di scarto della fotosintesi delle piante e dunque la considerazione dell'ambiente non dovrebbe limitarsi alla biosfera, ma a tutto ciò che ci circonda. D'altronde il 99% delle specie apparse sulla Terra si sono estinte, per cui ad allarmare non è tanto il ciclo degli avvicendamenti quanto la minaccia delle eccessive interferenze umane all'indubbia elasticità dei sistemi ambientali.
Zamagni rammenta che la questione ecologica ha ricevuto un riconoscimento internazionale solo da una trentina d'anni (Paolo VI enciclica 1971, Conferenza ONU a Stoccolma 1972) e che in questi decenni non è stato possibile stabilire una convergenza di opinioni a livello internazionale. A complicare le cose è subentrata l'idea di "sviluppo sostenibile", una tautologia che confonde e basta. Studi approfonditi (curva dell'ambiente etc.) hanno dimostrato che a una prima fase in cui, aumentando il reddito, aumenta il degrado, subentra una seconda in cui, aumentando ulteriormente il reddito, il degrado diminuisce: questo fenomeno porta attualmente a visioni conflittuali tra Paesi che sono già oltre il punto di inversione della curva (Nord del mondo) e Paesi che invece non lo sono (Sud del mondo). Ovvio quindi che l'ambiente è una questione globale (non basta pulire l'aria in casa propria) e l'unica soluzione praticabile è l'istituzione di un'Agenzia Mondiale dell'Ambiente analoga al WTO (che si occupa del commercio ma non tiene conto del vincolo ambientale). L'impegno delle società civili dev'essere quello di stimolare in ogni modo i principali governi nazionali a costituire tale Organizzazione.
Numerosi interventi, tra cui quello di mons. Facchini, ideatore della serata, che tra l'altro annuncia per novembre un convegno a Bologna dal tema "Un ambiente per l'uomo", sollecitano i relatori a illustrare per brevi cenni ulteriori visuali e a circoscrivere alcuni concetti comunemente in uso: primo dei quali è senz'altro quello di "equilibrio", che istintivamente invochiamo per il binomio uomo-ambiente, ma che in natura - ricorda Ferrari - equivale a "morte". Ovvero: non dimentichiamo che i sistemi viventi sono tali perché si mantengono lontani dall'equilibrio. Sta in noi contribuire a far sì che rimangano stazionari.

 

Partecipanti: 

Falciasecca Gabriele
Ferrari Carlo
Lenzi Pierluigi
Zamagni Stefano

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