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I Martedì di San Domenico
Sorella acqua - 2
Pianeta H2O
Il ciclo dell'acqua e l'ecosistema
Il mondo perde acqua: così introduce l'incontro Valeria Cicala, richiamando una poesia di Erri De Luca, e invita i relatori a illustrare - nel secondo appuntamento del ciclo "sorella acqua" - come e perché la situazione sia divenuta preoccupante.
Franco Zucconi, studioso di Fisiologia dell'Ambiente all'Università Politecnica delle Marche, parte dalla nota equazione acqua=vita e dal "tutto scorre" del fiume di Eraclito (ma se scorre deve essere ricaricata a monte) per ricordare che flussi e riflussi dell'acqua sulla terraferma sono influenzati dal clima, che a sua volta è influenzato dalla vita (e soprattutto dall'uomo). L'aumento di un solo grado della temperatura media del pianeta è sufficiente a cambiare il flusso degli Alisei e a portare l'area di aridità (Sahara) 700 km più in alto. Evidente è quindi l'importanza della vegetazione e dell'humus, la cui progressiva e inarrestabile perdita (oggi è viva circa un terzo della vegetazione originaria) compromette la capacità di difendere il suolo e porta il sistema all'autocatalisi (processo in cui il sistema seguita a distruggersi). Già due epoche storiche (XIII a.C. e V d.C.) registrarono lo spostamento a nord del movimento degli Alisei e non a caso furono due epoche di crisi (fine dei Micenei, fine dell'Impero Romano). Oggi i sintomi sono simili, tant'è che un recente rapporto del Pentagono individua nelle oscillazioni del clima il principale pericolo dei prossimi vent'anni. In un quadro come questo dovrebbe almeno aumentare l'efficienza dell'uso, e invece no: l'agricoltura moderna distrugge l'humus, l'industria produce un circolo vizioso che alimenta i processi inquinanti. Bisognerebbe programmare a livello mondiale il rapporto clima-suolo-vegetazione. Ma pare impossibile.
Rosario Lembo, che coordina il Comitato Italiano Contratto Mondiale per l'Acqua, nota che non esiste un tribunale che condanni chi spreca l'acqua, e invece oggi, nel 2004, circa 400 milioni di persone non hanno un accesso regolare all'acqua. Il problema della cattiva gestione di questa risorsa, di questo bene che appartiene alla collettività, viene invece affrontato a livello internazionale - soprattutto a partire dal forum de L'Aja, marzo 2000 - con progetti che tendono a trasformare l'acqua in un bisogno e quindi in una merce (già la moda dell'acqua minerale fu il primo passaggio da un diritto a un bisogno). L'acqua è una risorsa strategica, il principale motivo di conflitto in molte aree del pianeta, e le guerre per l'acqua sostituiranno nel futuro prossimo le guerre per il petrolio. Fare dell'acqua uno strumento per il profitto è inumano: 40 litri al giorno sono un diritto inalienabile per tutti (i consumi superiori possono essere invece pagati proporzionalmente). La "dichiarazione di Roma" (Campidoglio, 10 dicembre 2003) propone un Contratto Mondiale per l'Acqua che sarà sottoponibile all'Onu tra un paio d'anni, quando - si spera - la sensibilità di governi e classi politiche sarà maggiore. Basta perciò con le deleghe in bianco: bisogna chiedere ai politici cosa intendono fare per risolvere il problema acqua.
Pierluigi Stefanini, Presidente di Coop Adriatica, illustra una delle possibili iniziative per invertire la rotta: "Acqua per la pace", che a partire dal 2003 ha prodotto interventi in Angola, Burkina Faso, Palestina, Congo, Tanzania etc. e che vede in piedi un progetto per il nord-est del Brasile (un milione di cisterne entro il 2005). Coop continuerà ad avviare e a sostenere tali operazioni, perché la vocazione altruistica fa parte della natura cooperativa, perché un contributo pur modesto a ridurre il livello d'impotenza e d'indifferenza è essenziale, per sviluppare conoscenza e sensibilità (vedi anche concorso nelle scuole elementari "La classe acqua"), per dare la possibilità di sentirsi utili a tante persone che vivono drammaticamente il problema, e infine per declinare insieme una nuova versione della globalizzazione.


