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I Domenicani e l'Inquisizione
in occasione di Festa della Storia
Umberto Mazzone, che insegna Storia della Chiesa a Bologna, chiarisce innanzitutto che si deve parlare di Inquisizioni (al plurale) e che occorre riportare alla luce le origini del fenomeno per evitare il radicamento di quegli stereotipi che sono confluiti nella "leggenda nera" (di cui si hanno tracce in Dostoevskij, Defoe, Poe, Hugo etc.). Tappa fondamentale: nei primi decenni del '200 si definisce un'inquisizione monastico-papale, quando Gregorio IX, dopo aver tentato di servirsi di Vescovi e Legati, affida più decisamente agli ordini mendicanti, e in particolare ai Domenicani, il compito di combattere le grandi correnti ereticali del Medio Evo. Verso la fine del '400 nasce invece l'Inquisizione "moderna", in un primo momento nella Penisola Iberica (con l'obiettivo primario di smascherare marrani e moriscos solo apparentemente convertiti) poi anche a Roma (in risposta alla Riforma protestante e in concomitanza con il Concilio di Trento). Mentre però, per le Inquisizioni Spagnola e Portoghese (valide anche per le colonie extraeuropee, in America Latina e a Goa), la motivazione politica è primaria e quasi esclusiva (più che lotta all'eresia è lotta a chi non si uniforma alla nuova ideologia dello Stato in formazione), per l'Inquisizione Romana la questione dottrinale prevale: compito del Tribunale istituito da Paolo III nel 1542 è quello di inseguire, braccare, anticipare i riformati mediante un sistema di tribunali locali che interagiscono con Roma (e in effetti la penetrazione del credo riformato in Italia viene contenuta e bloccata in tempi brevi). Il ruolo dei Domenicani è notevole (papa Pio V è nato sostanzialmente come inquisitore) ma non esclusivo, così come non unanime era il sentimento degli alti prelati (il cardinale Morone, che pure aveva concluso magistralmente il Concilio, non salì al soglio pontificio perché sospettato di non approvare la pratica inquisitoria). Storicamente l'Inquisizione ebbe comunque la funzione di contribuire a creare, da una parte, un autentico spirito cattolico, e di influenzare non poco, dall'altra (cfr. Prosperi), la formazione del carattere degli Italiani (timore per l'autorità, incerto orientamento culturale sotto la minaccia dell'Indice dei Libri Proibiti, ignoranza della Sacre Scritture per via della mancata circolazione di traduzioni).
Andrea Errera, che insegna Storia del diritto medioevale e moderno a Catanzaro, afferma che, per gli uomini dell'epoca, il tribunale dell'Inquisizione era preferibile a quello laico. Già in epoca medievale, la macchina processuale era assai accurata e prevedeva due fasi: una generale, in cui l'Inquisitore - che si muoveva allora di comune in comune - convoca tutto il popolo e pronuncia un "editto di fede" (chiunque sappia di comportamenti ereticali e non li denuncia sarà scomunicato) e insieme un "editto di grazia" (chi si presenta spontaneamente entro un certo tempo sarà perdonato). In questo modo l'Inquisitore acquisisce rapidamente informazioni locali: se si arriva alla mala fama, allora prende avvio la fase speciale, in cui si convoca il possibile reo e si istruisce un processo (in cerca di prove e di almeno due testimoni), secondo modalità mutuate dal diritto romano. Particolarità dell'Inquisizione è l'accumulazione in un'unica persona dell'accusatore e del giudice. Il processo si conclude o con l'assoluzione, o con una purgatio canonica (giuramento di estraneità per allontanare la mala fama), o con la tortura (esclusivamente con la trazione da corda, ripetuta non più di due volte, se non confermata il giorno successivo), cui seguiva una richiesta di abiura (se gli indizi erano leggeri) o l'abiura + carcere (per indizi forti) o l'abiura + sacco segnalatore di eresia (per indizi fortissimi). Se il confesso è penitente, oltre all'abiura gli si commina qualche sanzione (tra cui la confisca dei beni), se invece non è penitente lo si affida al braccio secolare, che provvede al rogo, secondo una norma anti-eretici già prevista nel codice giustinianeo. Il fuoco aveva una precisa ragione teologica: impedire la resurrezione del corpo (anche il reo latitante veniva bruciato, seppure in effigie). Il reo non confesso ma di cui si provava l'eresia veniva ugualmente affidato al braccio secolare. Il penitente recidivo (relapso) non veniva perdonato ma poteva godere di confessione e comunione prima del rogo. I sospettati di eresia preferivano quindi l'Inquisitore perché con lui la prima volta, grazie all'abiura, non rischiavano il rogo - cautela che i Magistrati laici non avevano. Mentre infatti l'Inquisizione voleva primariamente recuperare la pecorella smarrita, le Autorità Comunali intendevano scoraggiare, reprimendola sul nascere, qualsiasi attività che turbasse l'ordine pubblico e minacciasse l'assetto sociale.
A conclusione delle relazioni, Angelo Piagno OP, Priore del Convento, conduce il pubblico in visita all'Appartamento dell'Inquisitore.


