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Mercoledì all'Università
Il cittadino nel suo ambiente
Partecipare per scegliere
Virgino Merola, assessore comunale all'Urbanistica e alla Pianificazione territoriale, rievoca rapidamente le esperienze presenti e passate (per due mandati fu anche presidente del Quartiere Savena), che riassume in uno slogan: "Badate che passando per Bologna attraversate una democrazia." Ovvero: l'approccio corretto non è mettere i cittadini di fronte al fatto compiuto (fa perdere tempo e mancare l'obiettivo), bensì ascoltare e comunicare preventivamente. La partecipazione è infatti una grande risorsa e una grande opportunità. Oggi a Bologna si propone appunto un'"urbanistica partecipata": i quartieri attivano laboratori in cui si discute come realizzare progetti di riqualificazione, edilizia per affitto etc. Il risultato finale è spesso una completa rielaborazione del progetto iniziale che però incontra un consenso quasi generale dei partecipanti. Il problema è infatti non solo progettare, ma prevedere come gestire, e soprattutto verificare come viene vissuto un nuovo insediamento. E dunque, ai laboratori, è opportuno affiancare luoghi di incontro permanente, quali l'eBo (oggi nel sotterraneo di Palazzo Re Enzo) e il Forum testé attivato per il nuovo Piano Strutturale Città di Bologna.
Luigi Castagna, oggi Presidente Hera Bologna, per un decennio sindaco di Casalecchio di Reno, richiama a sua volta la recente esperienza amministrativa e il cumulo di petizioni e comitati con cui i cittadini risposero a una precisa promessa elettorale (la partecipazione, appunto). Alcuni furono spaventati da tanta reattività, che invece è un segno positivo, che bisogna cogliere e valorizzare. La partecipazione è soprattutto appartenenza, non la si può lasciare al caso: deve essere codificata e certificata (vedi il "Forum dei cittadini", procedura di partecipazione). Un tempo bastava il rapporto tra l'Amministrazione e i costruttori o i tecnici, oggi occorre coinvolgere coloro che vivono nel territorio. Hera tenta di favorire i processi partecipativi sia nella gestione quotidiana (distribuzione sale e anche pale ai condomini per emergenza neve, coinvolgimento dei Centri Anziani per la raccolta differenziata, distribuzioni di riduttori/miscelatori per rubinetti, nonché - prossimamente - di lampadine a basso consumo) sia nelle scelte di carattere programmatico, mettendo a disposizione alcuni rigorosi elementi di valutazione. Perché la partecipazione è un dato decisivo, il dato fondamentale per ottenere comportamenti virtuosi.
Marianella Sclavi, docente di Etnografia urbana al Politecnico di Milano, sottolinea l'importanza delle dinamiche dell'ascolto (in particolare, l'ascolto fra pari) e spiega che oggi - a livello mondiale - si è verificato un cambiamento radicale e quasi repentino, un cambiamento di cui le Istituzioni faticano enormemente a prendere atto. I rapporti tra le persone non possono più essere dati per scontati: la crisi della famiglia tradizionale (sostituita dalla famiglia polifonica e dai singles), la crisi delle rappresentanze politiche, i flussi migratori portano l'esigenza di un "ascolto attivo" (= se vuoi capire quello che l'altro sta dicendo, devi assumere che l'altro ha ragione) a sostituire l'"ascolto giudicante", ovvero di spostare l'attenzione da un giudizio sulla persona a un modo di considerare. La nuova democrazia dovrà basarsi più sull'esplorazione che sull'argomentazione, tenendo presente che massima libertà significa anche massima responsabilizzazione per ognuno. Se a Scuola i ragazzi non stanno zitti, se Professori e affini sopportano riunioni barbosissime, se in situazioni e momenti diversi lo stare insieme diventa di per sé fonte di stress, evidentemente occorre modificare il modo di ascolto e di percezione reciproca. E proprio il metodo dell'ascolto attivo (inizialmente tutti hanno ragione, si discute sull'insieme delle prospettive e si cerca di moltiplicare ulteriormente le scelte, per arrivare infine a scelte originali, con notevole crescita del consenso generale) offre una possibilità in tale direzione. Senza dimenticare, però, che le metodologie di partecipazione non sono valide ovunque e in qualsiasi tempo, e vanno dunque a loro volta discusse, contrattate. E anche che per una partecipazione autentica, oltre che poter parlare è discutere, è importante andare a vedere di persona, a toccare con mano.


