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Mercoledì all'Università
La banalità del male
Rileggere Hannah Arendt
Paola Bigatto, attrice e drammaturga, indossa i panni di Hannah Arendt e ripropone teatralmente una lezione che la filosofa tenne ai suoi allievi di Chicago il 14 ottobre 1963. Arendt ricostruisce le fasi discendenti della vita di Adolf Eichmann (1945 evade dal campo di prigionia, anonimo taglialegna ad Amburgo, 1950 contatto con organizzazione "Odessa", passa in Italia e poi in Argentina, 1952 la famiglia lo raggiunge, 1960 catturato a Buenos Aires, 1961 processato in Israele, dopo 114 udienze riconosciuto colpevole di 15 imputazioni su 15) fino alla condanna a morte nel 1962. Poi rivolge l'attenzione agli esordi di Eichmann: un mediocre provinciale, che a 26 anni non aveva alcuna prospettiva di carriera, "inghiottito" dal Partito Nazista e poi valorizzato per le sue doti di organizzatore unite a un'eccezionale capacità di non porsi domande, di non avere idee: prima si occupa dell'emigrazione forzata degli Ebrei, quindi diventa la figura chiave della "soluzione finale", affrontando e risolvendo con sagacia gli enormi problemi logistici. Non era uno Jago, un Macbeth, un Ricccardo III, non era un mostro: semplicemente non capì mai quello che stava facendo. E non perché stupido ma perché privo di idee. Anche le parole pronunciate prima dell'esecuzione (belle frasi senza senso) confermano la grottesca pochezza della sua mente. Una banalità spaventosa, un'abitudine a ingannare se stessi, un nuovo tipo di "animale" che agisce in circostanze tali da consentirgli di non accorgersi che agisce male. Com'è potuto accadere? Gli slogan autogiustificatori di Himmler aiutavano a superare l'istintiva pietà perché si sentiva di far parte di un progetto grandioso, si era investiti di un dovere storico. L'uomo però ha sempre la propria capacità di giudizio. Sotto il terrore, la maggioranza si sottomette, ma non tutti (eccezioni ve ne furono: la Danimarca e la sua resistenza passiva, a partire dal Re; l'ufficiale tedesco Anton Schmidt e molti altri che pagarono con la vita). Peculiarità dell'istruzione totalitaria non è imporre delle idee ma far sì che le idee non vengano. Eichmann è l'esempio di come sia banale, comune, normale compiere azioni di mostruosa malvagità una volta che la coscienza sia stata anestetizzata. Un monito per ognuno di noi, ieri come oggi.
Maurizio Malaguti, che insegna Ermeneutica Filosofica a Bologna, si richiama a Bonhoeffer e ad altri pensatori e alla necessità di capire i motivi attraverso i quali il male a poco a poco s'insinua nel nostro animo (non solo in quello dei criminali). Occorrerebbe infatti riconoscere i sintomi prima, prima della "banalizzazione" su cui poi mette radici la barbarie. Il caso della ex Jugoslavia testimonia come anche il male assoluto possa ripresentarsi, anche in Europa. Come fare? 1. pentirsi tutti, anche noi, anche chi non era ancora nato, e avere il coraggio di guardarci dentro, di assumerci la responsabilità nei confronti della nostra Storia; 2. intraprendere iniziative positive che aiutino a prevenire il male, male che agisce a tenaglia radicalizzando i contrasti per far scaturire parvenze di senso. Pentirsi significa infatti continuare a sperare che il bene sarà possibile. E se è vero che non si può essere esenti dal male, è altrettanto vero che si può rimanere pronti a riconoscere quell'insinuazione di malizia, quel gioco di seduzione che inverte le posizioni di bene e di male, e a respingerlo con tutto se stessi.


