Salta al contenuto principale
Centro San Domenico logo Centro San Domenico

Piazza San Domenico 12
40124 Bologna
tel. 051 581718

centrosandomenicobo@gmail.com

Tu sei qui

Home » Archivio
  • Anno Sociale 2010 - 2011
Mer, 20/10/2010

Mercoledì all'Università

Voci del Novecento

 

Lo sfruttamento del "continente nero"

Cos'altro vi serve da queste vite?

Grande quanto un quarto dell'Europa e dodicesimo paese al mondo per estensione, il Congo è uno stato ricchissimo quanto poverissimo. Vi sono state costruite enormi dighe per portare energia elettrica fino al Mediterraneo, mentre i villaggi in riva ai fiumi rimangono nel buio più totale. Costituisce uno dei principali siti di estrazione di coltan (minerale usato in svariati dispositivi elettronici), oro, uranio. Il Congo però è allo stesso tempo un paese che conta quattro milioni di vittime. Dovuti a conflitti etnici e lotte intestine, si dice. Certamente le rivalità etniche esistono, ma questa è solo la spiegazione di comodo, lo specchietto per le allodole, come si suol dire. In realtà la maggior parte delle morti rinviene la sua spiegazione nell'"economia del saccheggio", attuata dall'occidente, in questo vero e proprio supermarket di risorse naturali raccolte dalla popolazione locale e vendute a prezzi bassissimi ai comandanti esteri.Ma come si è arrivati a tutto ciò?Nella seconda metà del quindicesimo secolo i portoghesi colonizzano il Congo per la prima volta, il loro obbiettivo è quello di rinvenirvi le rotte commerciali e la manodopera a costo zero per la raccolta dei chicchi di caffè e cioccolato nelle ricche piantagioni sudamericane. Ha inizio la lunga tratta degli schiavi, e se ne conteranno più o meno undici milioni.Nel 1876, Leopoldo II, re del Belgio dà vita alla "filantropa"Associazione per l'Africa, con lo scopo di portarvi la civiltà. Ma questo solo sulla carta. In realtà il re, avvalendosi della collaborazione dell'esploratore inglese Henry Morton Stanley, attinge a piene mani alle ricchezze naturali del paese, stringendo contratti commerciali coi capi locali per sviluppare sempre più l'occidente. E', questa, anche l'era della nascente industria della gomma, e ovviamente il Congo si rivela per l'ennesima volta la gallina dalle uova d'oro con le sue grandi distese di caucciù. Si trasforma , così, in un immenso campo di lavoro forzato, in cui chi si ribella è punito con la mutilazione delle mani, dei piedi e perfino dei seni. Nel 1908, però, Leopoldo II non può più nascondere agli occhi degli altri paesi lo sfruttamento personale del territorio congolese e nasce il Congo Belga con l'abolizione formale della schiavitù. Gli abitanti rivendicano l'indipendenza, la quale verrà riconosciuta solo nel 1960, con Lumumba che diventerà capo del governo. Il ritiro dei belgi, a questo punto, determina un vuoto istituzionale che porta il paese alla paralisi. Lumumba chiede aiuto agli Stati Uniti, al Ghana, all'Onu, ma inutilmente. Si rivolge quindi all'Urss, che rifornisce l'esercito congolese delle armi necessarie per riprendere il controllo sulle regioni secessioniste. Solo il dittatore Mobutu, però, ripristinerà apparentemente l'ordine nel novembre del 1965, con un golpe militare durante il quale si autoproclama capo dello stato. Nasce la seconda repubblica del Congo, connotata da partito unico, accentramento di tutti i poteri nelle mani del presidente, censura di ogni voce libera, e dal 1976 eliminazione delle elezioni. Sono messi al bando tutti i vestiti occidentali e viene imposto il cambiamento dei nomi di origine cristiana o ebraica. Mobutu arricchisce il proprio patrimonio privato grazie agli aiuti di stato delle organizzazioni internazionali e al traffico clandestino di minerali con la connivenza dell'occidente che riconosce in lui un fidato alleato nel corso della guerra fredda tra USA e Unione Sovietica. Ma quando questa finisce, gli Stati occidentali sono costretti a rivedere i loro rapporti col dittatore sanguinario, che nel 1990 è costretto a reintrodurre i diritti civili e ad aprire al multipartitismo fino al 1996, anno in cui è sopraffatto dalle forze ribelli del vicino Ruanda, le quali lo conducono alla caduta e alla fuga in Marocco. Certo, il clima instabile permane, ma alla luce di quanto evidenziato non può dirsi che le lotte tribali siano la causa di queste innumerevoli vittime, dovute invece e soprattutto agli interessi, alla sete di potere e alla sete di benessere dell'occidente.

 

Partecipanti: 

Colombo Paolo
Nardelli Tarcisio

Menu principale

  • Centro San Domenico
  • La struttura organizzativa
  • Diventare soci
  • Agenda
  • Archivio
    • I partecipanti
  • Cappella Ghisilardi
  • E' accaduto
  • I Martedì - la rivista
  • Video

Con il contributo di

Carisbo

Collaborano con noi

  • Incontri interdisciplinari e convegni Scienza e Metafisica
  • Centro Poggeschi
  • Radio Emilia Romagna
  • Lepida
  • Convento San Domenico